Giovanni Falcone: differenze tra le versioni

Riga 10: Riga 10:
== Biografia ==
== Biografia ==
=== Infanzia e adolescenza ===
=== Infanzia e adolescenza ===
[[File:Giovanni falcone accademia navale.jpg|200px|thumb|left|Giovanni Falcone allievo dell'accademia navale (1958)]]
[[File:Falcone bambino.jpg|200px|thumb|left|Giovanni Falcone da bambino]]
Figlio di Arturo, direttore del Laboratorio chimico provinciale, e di Luisa Bentivegna, Falcone nacque a Palermo, terzo di tre figli, in via Castrofilippo nel quartiere della Kalsa, lo stesso di [[Paolo Borsellino]] e di [[Tommaso Buscetta]].
Figlio di Arturo, direttore del Laboratorio chimico provinciale, e di Luisa Bentivegna, Falcone nacque a Palermo, terzo di tre figli, in via Castrofilippo nel quartiere della Kalsa, lo stesso di [[Paolo Borsellino]] e di [[Tommaso Buscetta]].


Riga 17: Riga 17:
Giovanni frequentò le scuole elementari al Convitto Nazionale di Palermo (a lui intitolato nel 1999), le medie alla scuola "Giovanni Verga" e le superiori al liceo classico "Umberto I". Aveva la media dell'otto a scuola, frequentava l'Azione Cattolica e trascorreva gran parte dei suoi pomeriggi in parrocchia facendo la spola tra quella di Santa Teresa alla Kalsa e quella di San Francesco. Nella prima conobbe padre Giacinto che diventò il suo cicerone e gli fece visitare il Trentino e Roma. All'età di tredici anni cominciò a giocare a calcio all'Oratorio dove, durante una delle tante partite, conobbe Paolo Borsellino, più piccolo di sei mesi, con cui si sarebbe ritrovato prima sui banchi dell'Università e poi in Magistratura. In parrocchia si appassionò anche al ping-pong e in una partita giocò con [[Tommaso Spadaro]] futuro "re della Kalsa", personaggio di spicco della malavita locale impegnato nel traffico di stupefacenti e oggi all'ergastolo. In quel periodo incrociò anche Tommaso Buscetta.
Giovanni frequentò le scuole elementari al Convitto Nazionale di Palermo (a lui intitolato nel 1999), le medie alla scuola "Giovanni Verga" e le superiori al liceo classico "Umberto I". Aveva la media dell'otto a scuola, frequentava l'Azione Cattolica e trascorreva gran parte dei suoi pomeriggi in parrocchia facendo la spola tra quella di Santa Teresa alla Kalsa e quella di San Francesco. Nella prima conobbe padre Giacinto che diventò il suo cicerone e gli fece visitare il Trentino e Roma. All'età di tredici anni cominciò a giocare a calcio all'Oratorio dove, durante una delle tante partite, conobbe Paolo Borsellino, più piccolo di sei mesi, con cui si sarebbe ritrovato prima sui banchi dell'Università e poi in Magistratura. In parrocchia si appassionò anche al ping-pong e in una partita giocò con [[Tommaso Spadaro]] futuro "re della Kalsa", personaggio di spicco della malavita locale impegnato nel traffico di stupefacenti e oggi all'ergastolo. In quel periodo incrociò anche Tommaso Buscetta.


[[File:Giovanni falcone accademia navale.jpg|200px|thumb|right|Giovanni Falcone allievo dell'accademia navale (1958)]]
Terminò il liceo all'età di 18 anni nel 1957 con il massimo dei voti e subito dopo si trasferì a Livorno per frequentare l'Accademia navale con il pretesto che amava il mare e che voleva laurearsi in Ingegneria. Dopo soli quattro mesi, nel gennaio del 1958, fu assegnato allo Stato Maggiore, ma capì che la vita militare non faceva per lui: tornò a Palermo e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università degli studi di Palermo.
Terminò il liceo all'età di 18 anni nel 1957 con il massimo dei voti e subito dopo si trasferì a Livorno per frequentare l'Accademia navale con il pretesto che amava il mare e che voleva laurearsi in Ingegneria. Dopo soli quattro mesi, nel gennaio del 1958, fu assegnato allo Stato Maggiore, ma capì che la vita militare non faceva per lui: tornò a Palermo e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza dell'Università degli studi di Palermo.


Riga 33: Riga 34:


=== La nascita del "Metodo Falcone" ===
=== La nascita del "Metodo Falcone" ===
[[File:Falcone borsellino.jpg|250px|thumb|right|Giovanni Falcone con Paolo Borsellino]]
[[File:Falcone borsellino.jpg|250px|thumb|left|Giovanni Falcone con Paolo Borsellino]]
A seguito del tragico attentato al giudice [[Cesare Terranova]], il 25 settembre 1979, Falcone cominciò a lavorare a Palermo presso l'Ufficio istruzione. Il consigliere istruttore [[Rocco Chinnici]] gli affidò nel maggio 1980 le indagini contro [[Rosario Spatola]]. È proprio durante questa  prima esperienza che iniziò a formarsi il cosiddetto “''metodo Falcone''”, un innovativo impianto per l’istruzione dei processi di mafia, che utilizzava gli ordinari strumenti forniti dal codice adattandoli a una nuova visione del fenomeno mafioso. In realtà egli non inventò nulla di nuovo: ogni porzione d’indagine diventava così solo in apparenza scollegata con l’altra, ma di fatto ognuna era legata all'altra da una visione d'insieme generale. Le inchieste del giudice Falcone, pur avendo come campo di analisi il mondo del crimine, coinvolsero direttamente anche quello della criminalità economica. In tale contesto venivano alla luce costantemente intrecci, sovrapposizioni o identificazioni di interessi occulti, che facevano capo a centrali d’intermediazione tra realtà politica e/o economica con quella criminale. L’intuizione forse più intelligente fu sintetizzata da una frase che Falcone amava ripetere a proposito delle indagini sui traffici di stupefacenti: “''La droga può anche non lasciare tracce, il denaro le lascia sicuramente''”.  
A seguito del tragico attentato al giudice [[Cesare Terranova]], il 25 settembre 1979, Falcone cominciò a lavorare a Palermo presso l'Ufficio istruzione. Il consigliere istruttore [[Rocco Chinnici]] gli affidò nel maggio 1980 le indagini contro [[Rosario Spatola]]. È proprio durante questa  prima esperienza che iniziò a formarsi il cosiddetto “''metodo Falcone''”, un innovativo impianto per l’istruzione dei processi di mafia, che utilizzava gli ordinari strumenti forniti dal codice adattandoli a una nuova visione del fenomeno mafioso. In realtà egli non inventò nulla di nuovo: ogni porzione d’indagine diventava così solo in apparenza scollegata con l’altra, ma di fatto ognuna era legata all'altra da una visione d'insieme generale. Le inchieste del giudice Falcone, pur avendo come campo di analisi il mondo del crimine, coinvolsero direttamente anche quello della criminalità economica. In tale contesto venivano alla luce costantemente intrecci, sovrapposizioni o identificazioni di interessi occulti, che facevano capo a centrali d’intermediazione tra realtà politica e/o economica con quella criminale. L’intuizione forse più intelligente fu sintetizzata da una frase che Falcone amava ripetere a proposito delle indagini sui traffici di stupefacenti: “''La droga può anche non lasciare tracce, il denaro le lascia sicuramente''”.