Pizzino

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Il pizzino è un foglietto arrotolato o ripiegato generalmente usato dai capimafia per comunicare in maniera cifrata e non intercettabile con i propri sottoposti. A livello mediatico, il termine divenne noto soprattutto dopo la cattura di Bernardo Provenzano nel 2006 e il ritrovamento di centinaia di biglietti manoscritti dell’allora capo di Cosa nostra ai suoi fedelissimi e di altrettanti a lui diretti.

A livello linguistico e concettuale, non va confuso col pizzo.

Origine del termine

Anticamente, il pizzino era un pezzo di carta «arrotolato o ripiegato in cui stava scritta una richiesta, una supplica, più raramente una valutazione riservata su questo o su quel personaggio. Il foglietto conteneva ciò che non stava bene chiedere o dire in pubblico»[1].

Il pizzino era uno degli oggetti simbolici della struttura clientelare:dopo ogni comizio l’oratore se ne trovava le tasche della giacca zeppe, molti entrati a sua insaputa, durante un bacio o una frettolosa stretta di mano. Con la cattura di Provenzano, la parola venne abbinata a messaggio di ordini, consigli, suggerimenti, cioè a una particolare modalità di tenuta delle relazioni da parte di un capomafia latitante con il suo mondo.

Note

  1. Sales, Isaia (2015). Storia dell'Italia mafiosa, Soveria Mannelli, Rubbettino, p. 78.

Bibliografia

  • Sales, Isaia (2015). Storia dell'Italia mafiosa, Soveria Mannelli, Rubbettino.