Salvatore Riina: differenze tra le versioni

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Salvatore "Totò" Riina  (Corleone, 16 novembre 1930), è stato boss del [[Clan dei Corleonesi]] e "Capo dei capi" di Cosa Nostra dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto il 15 gennaio 1993. E' soprannominato anche ''U curtu'', con riferimento alla sua statura e ''La Bestia'', per via della spietata ferocia mostrata sia durante la [[Seconda Guerra di Mafia]] sia durante l'attacco frontale allo Stato.
'''Salvatore "Totò" Riina''' (Corleone, [[16 novembre]] [[1930]] - Parma, [[17 novembre]] [[2017]]), è stato boss del [[Clan dei Corleonesi]] e "Capo dei capi" di Cosa Nostra dal 1982 fino al suo arresto, avvenuto il [[15 gennaio]] [[1993]]. E' soprannominato anche ''U curtu'', con riferimento alla sua statura e ''La Bestia'', per via della spietata ferocia mostrata sia durante la [[Seconda Guerra di Mafia]] sia durante l'attacco frontale allo Stato.
[[File:Salvatore_Riina.jpeg|400px|thumb|right|Salvatore "Totò" Riina]]
[[File:Salvatore_Riina.jpeg|400px|thumb|right|Salvatore "Totò" Riina]]


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Nei campi, Totò Riina conobbe un altro ragazzo come lui, figlio di contadini: [[Bernardo Provenzano]], detto ''Binnu''. A differenza dei Riina, che avevano degli appezzamenti di terreno, i Provenzano erano braccianti e lavoravano alla giornata: ogni giorno si mettevano in marcia, alla ricerca di un campiere che gli facesse "la cortesia" di farli lavorare 12 ore con la zappa in mano.
Nei campi, Totò Riina conobbe un altro ragazzo come lui, figlio di contadini: [[Bernardo Provenzano]], detto ''Binnu''. A differenza dei Riina, che avevano degli appezzamenti di terreno, i Provenzano erano braccianti e lavoravano alla giornata: ogni giorno si mettevano in marcia, alla ricerca di un campiere che gli facesse "la cortesia" di farli lavorare 12 ore con la zappa in mano.


La nuova vita di Totò Riina iniziò quando il dottor [[Michele Navarra]] divenne il nuovo capo mafia di Corleone, prendendo il posto del vecchio campiere del bosco Ficuzza, [[Vicenzo Catanzaro]], detto il Borbone. Da quel momento, il giovane Riina non avrebbe più passato le proprie giornate nei campi, ma nelle vie di Corleone, in particolare al Caffè Alaimo, in compagnia del protetto del dottore, [[Luciano Leggio|Luciano "''Lucianeddu''" Leggio]]. Era oramai un ''masculiddu'', reclutato assieme ad un'altra ventina di giovani da Navarra tra piazza Garibaldi e corso Bentivegna. Totò, con [[Calogero Bagarella]], Bernardo Provenzano e gli altri, sotto la guida di Lucianeddu, erano diventati l'elite criminale del capomafia corleonese, dedita a furti di bestiame, viti tagliate, macellazione clandestina, nonché all'incendio di masserie.
La nuova vita di Totò Riina iniziò quando il dottor [[Michele Navarra]] divenne il nuovo capo mafia di Corleone, prendendo il posto del vecchio capomafia don [[Calogero Lo Bue]]. Da quel momento, il giovane Riina non avrebbe più passato le proprie giornate nei campi, ma nelle vie di Corleone, in particolare al Caffè Alaimo, in compagnia del protetto del dottore, [[Luciano Leggio|Luciano "''Lucianeddu''" Leggio]]. Era oramai un ''masculiddu'', reclutato assieme ad un'altra ventina di giovani da Navarra tra piazza Garibaldi e corso Bentivegna. Totò, con [[Calogero Bagarella]], Bernardo Provenzano e gli altri, sotto la guida di Lucianeddu, erano diventati l'elite criminale del capomafia corleonese, dedita a furti di bestiame, viti tagliate, macellazione clandestina, nonché all'incendio di masserie.


==== L'omicidio di Placido Rizzotto ====
==== L'omicidio di Placido Rizzotto ====
Nella notte tra il 10 e l'11 marzo 1948 venne ucciso [[Placido Rizzotto]], sindacalista e segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Per tre volte fu accusato dell'omicidio '''Luciano Leggio''', ma per tre volte fu assolto per insufficienza di prove. Il nome del giovane Totò sarebbe comparso parecchie volte nelle migliaia di pagine del processo, ma non venne mai formalmente accusato di nulla. Fu in un rapporto dei servizi segreti che si sosteneva come: "''Il primo delitto eclatante che vede coinvolto il giovane Riin risale al 1948 quando viene ucciso Placido Rizzotto [...] l'azione è compiuta da Luciano Liggio con la collaborazione del giovane Riina...''"
Nella notte tra il 10 e l'11 marzo 1948 venne ucciso [[Placido Rizzotto]], sindacalista e segretario della Camera del Lavoro di Corleone. Per tre volte fu accusato dell'omicidio '''Luciano Leggio''', ma per tre volte fu assolto per insufficienza di prove. Il nome del giovane Totò sarebbe comparso parecchie volte nelle migliaia di pagine del processo, ma non venne mai formalmente accusato di nulla. Fu in un rapporto dei servizi segreti che si sosteneva come: "''Il primo delitto eclatante che vede coinvolto il giovane Riina risale al 1948 quando viene ucciso Placido Rizzotto [...] l'azione è compiuta da Luciano Liggio con la collaborazione del giovane Riina...''"


==== La prima condanna ====
==== La prima condanna ====
Le porte del carcere dell'Ucciardone, a Palermo, si aprirono però per Riina a causa di un altro delitto, quello di Domenico Di Matteo, un contadino del paese che venne ucciso alla costa di San Giovanni per futili motivi, il [[13 maggio]] [[1949]]. All'età di 19 anni, Salvatore Riina veniva condannato a 12 anni di carcere, ma ne avrebbe scontati appena la metà, uscendo in libertà provvisoria il [[19 settembre]] [[1955]].  
Le porte del carcere dell'Ucciardone, a Palermo, si aprirono però per Riina a causa di un altro delitto, quello di Domenico Di Matteo, un contadino del paese che venne ucciso alla costa di San Giovanni per futili motivi, il [[13 maggio]] [[1949]]. All'età di 19 anni, Salvatore Riina veniva condannato a 12 anni di carcere, ma ne avrebbe scontati appena la metà, uscendo in libertà provvisoria il [[19 settembre]] [[1955]].


=== La presa del potere a Corleone ===
=== La presa del potere a Corleone ===
[[File:Carta di identità riina.jpg|300px|thumb|left|Carta di identità di Salvatore Riina, 1955]]
I rapporti tra Navarra e i suoi scagnozzi erano nel frattempo peggiorati: alle elezioni politiche del 1958, i Corleonesi di Leggio puntarono tutto sul candidato numero 1 del PLI, il principe di Giardinelli, già presidente del Consorzio di bonifica del medio e alto Belice che prometteva la costruzione di un'immensa diga con i 37 miliardi e 854 milioni di finanziamenti già assicurati dalla Società Generale Elettrica. Leggio e i suoi avevano fiutato l'affare e non volevano farselo sfuggire. Ma Navarra era contrario alla costruzione della diga e usò tutto il suo peso politico per far eleggere tre candidati democristiani: Bernardo Mattarella, Franco Restivo e Calogero Volpe. La DC a quella tornata raddoppiò i suoi voti e i primi due candidati di Navarra diventarono ministri, mentre il terzo sottosegretario.
I rapporti tra Navarra e i suoi scagnozzi erano nel frattempo peggiorati: alle elezioni politiche del 1958, i Corleonesi di Leggio puntarono tutto sul candidato numero 1 del PLI, il principe di Giardinelli, già presidente del Consorzio di bonifica del medio e alto Belice che prometteva la costruzione di un'immensa diga con i 37 miliardi e 854 milioni di finanziamenti già assicurati dalla Società Generale Elettrica. Leggio e i suoi avevano fiutato l'affare e non volevano farselo sfuggire. Ma Navarra era contrario alla costruzione della diga e usò tutto il suo peso politico per far eleggere tre candidati democristiani: Bernardo Mattarella, Franco Restivo e Calogero Volpe. La DC a quella tornata raddoppiò i suoi voti e i primi due candidati di Navarra diventarono ministri, mentre il terzo sottosegretario.


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==== La Strage del bastione San Rocco ====
==== La Strage del bastione San Rocco ====
Fingendo di voler siglare un armistizio con gli uomini di Navarra, rimasti senza capo, Riina diede appuntamento a Pietro Mauri e ai fratelli Giovanni e Marco Marino, con l'unico obiettivo di eliminarli. Al tramonto del 6 settembre 1958, presso il bastione San Rocco di Corleone, mentre Totò intratteneva i navarriani, Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella erano appostati in attesa di tendergli un agguato. Fu l'inizio dell'epurazione di Corleone di tutti quelli che erano stati fedeli a Michele Navarra, nonché dei cosiddetti neutrali, che non avevano intenzione di prendere parte alla disputa (fu il caso di Carmelo Lo Bue, anziano mafioso i cui figli erano emigrati negli USA, che proprio poco prima della partenza fu ucciso per non aver voluto fare da intermediatore tra Leggio e i resti della cosca navarriana). Quelli che venivano considerati spie, infami o traditori furono vittime della [[Lupara bianca|lupara bianca]].
Fingendo di voler siglare un armistizio con gli uomini di Navarra, rimasti senza capo, Riina diede appuntamento a Pietro Mauri e ai fratelli Giovanni e Marco Marino, con l'unico obiettivo di eliminarli. Al tramonto del 6 settembre 1958, presso il bastione San Rocco di Corleone, mentre Totò intratteneva i navarriani, Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella erano appostati in attesa di tendergli un agguato. Fu l'inizio dell'epurazione da Corleone di tutti quelli che erano stati fedeli a Michele Navarra, nonché dei cosiddetti neutrali, che non avevano intenzione di prendere parte alla disputa (fu il caso di Carmelo Lo Bue, anziano mafioso i cui figli erano emigrati negli USA, che proprio poco prima della partenza fu ucciso per non aver voluto fare da intermediatore tra Leggio e i resti della cosca navarriana). Quelli che venivano considerati spie, infami o traditori furono vittime della [[Lupara bianca|lupara bianca]].


=== Ascesa in Cosa Nostra ===
=== Ascesa in Cosa Nostra ===
Riina, Leggio, Provenzano e Bagarella si diedero alla latitanza e sbarcarono a Palermo, per presentarsi ai capimafia della città. Il primo ad accogliere i ''viddani'' (così erano chiamati i mafiosi di provincia) fu [[Salvatore La Barbera]], rappresentante della famiglia Palermo-centro. La Barbera e il fratello Angelo erano mafiosi imprenditori, dediti all'edilizia: sfruttando i legami con Salvo Lima, sindaco di Palermo dal 1958 e figlio di Don Vincenzo, uomo d'onore della cosca Palermo-centro, e Vito Ciancimino, figlio del barbiere di Corleone e assessore ai lavori pubblici, i fratelli La Barbera prosperavano grazie al cemento. Mentre Leggio girava il mondo e si buttava nel traffico di droga con il siculo-americano Frank "Tre Dita", i ''viddani'' di Corleone Riina, Provenzano e Bagarella eseguivano per conto dei La Barbera piccole cose, in cambio della copertura per la latitanza.
Riina, Leggio, Provenzano e Bagarella si diedero alla latitanza e sbarcarono a Palermo, per presentarsi ai capimafia della città. Il primo ad accogliere i ''viddani'' (così erano chiamati i mafiosi di provincia) fu [[Salvatore La Barbera]], rappresentante della famiglia Palermo-centro. La Barbera e il fratello Angelo erano mafiosi imprenditori, dediti all'edilizia: sfruttando i legami con [[Salvo Lima]], sindaco di Palermo dal 1958 e figlio di Don Vincenzo, uomo d'onore della cosca Palermo-centro, e [[Vito Ciancimino]], figlio del barbiere di Corleone e assessore ai lavori pubblici, i fratelli La Barbera prosperavano grazie al cemento. Mentre Leggio girava il mondo e si buttava nel traffico di droga con il siculo-americano Frank "Tre Dita", i ''viddani'' di Corleone Riina, Provenzano e Bagarella eseguivano per conto dei La Barbera piccole cose, in cambio della copertura per la latitanza.


==== [[Prima Guerra di Mafia|La prima guerra di mafia]] ====
==== [[Prima Guerra di Mafia|La prima guerra di mafia]] ====
Il 17 gennaio 1963 Salvatore La Barbera sparì improvvisamente a Palermo: la sua Giulietta color ghiaccio fu ritrovata sei giorni dopo nelle campagne della provincia di Agrigento, con le chiavi nel cruscotto, le portiere aperte e la carrozzeria senza un graffio. Si trattava di lupara bianca. Fu questo il primo atto di quella che passò alla storia come "'''[[Prima Guerra di Mafia|La prima guerra di mafia]]'''". Anni dopo si seppe che a mettere l'una contro l'altra le famiglie palermitane era stato [[Michele Cavataio]]. I Corleonesi di Totò Riina restarono prudentemente fuori dallo scontro, ma alla fine anche il futuro Capo dei Capi fu tra gli 855 sospetti mafiosi arrestati nelle quattro province della Sicilia occidentale, in risposta alla [[Strage di Ciaculli]].
Nel febbraio [[1962]] i fratelli La Barbera e i Greco erano membri di un consorzio che finanziò la spedizione di un carico di eroina dall'Egitto diretta sulla costa meridionale della Sicilia; a sovrintendere le operazioni di carico della merce sul transatlantico ''Saturnia'' diretto a New York fu inviato [[Calcedonio Di Pisa]]. I boss americani che ricevettero la droga oltreoceano si accorsero che il quantitativo di eroina era inferiore a quello pattuito. Il cameriere a cui Di Pisa aveva consegnato l'eroina fu torturato ma non parlò; quindi i La Barbera cominciarono a sospettare dello stesso Di Pisa, ma la Commissione, chiamata a decidere sul caso, lo assolsero da ogni accusa, nonostante le rimostranze del capo di Palermo Centro.
 
Il primo atto della "'''[[Prima Guerra di Mafia|La prima guerra di mafia]]'''" andò in scena il [[26 dicembre]] 1962: Calcedonio Di Pisa fu ammazzato in piazza Principe di Camporeale, a Palermo, da due killer che gli spararono addosso con una Trentotto e una doppietta a canne mozze<ref>Dickie (2009), p.328</ref>. Poco dopo furono attaccati altri membri della Famiglia di Di Pisa. La reazione non si fece attendere: il [[17 gennaio]] [[1963]] Salvatore La Barbera sparì improvvisamente a Palermo: la sua Giulietta color ghiaccio fu ritrovata sei giorni dopo nelle campagne della provincia di Agrigento, con le chiavi nel cruscotto, le portiere aperte e la carrozzeria senza un graffio. Si trattava di lupara bianca. Da lì fu un'escalation di omicidi. Anni dopo si seppe che a mettere l'una contro l'altra le famiglie palermitane era stato [[Michele Cavataio]]. I Corleonesi di Totò Riina restarono prudentemente fuori dallo scontro, ma alla fine anche il futuro Capo dei Capi fu tra gli 855 sospetti mafiosi arrestati nelle quattro province della Sicilia occidentale, in risposta alla [[Strage di Ciaculli]].


Il [[15 dicembre]] [[1963]] fu arrestato per un caso fortuito dai poliziotti del commissariato di pubblica sicurezza di Corleone, terza pattuglia di servizio esterno, alle 21:15, lungo la statale Palermo-Agrigento, in località San Michele Arcangelo. Le forze dell'ordine avevano ricevuto una soffiata, ma si aspettavano di cogliere di sorpresa una banda di rapinatori, non certo un sicario ricercato per cinque omicidi "''consumati dal settembre del 1958 al luglio del 1962 in concorso con Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e altri ignoti...''". Benché si fosse dichiarato all'arresto come Giovanni Grande, contadino di San Giuseppe Jato, come da carta di identità falsa, Riina fu riconosciuto al commissariato di Corleone dal brigadiere [[Biagio Melita]], nell'ufficio del commissario [[Angelo Mangano]]. Il giorno successivo fu interrogato per sei ore di fila dal commissario e poi fu rinchiuso all'Ucciardone di Palermo.
Il [[15 dicembre]] [[1963]] fu arrestato per un caso fortuito dai poliziotti del commissariato di pubblica sicurezza di Corleone, terza pattuglia di servizio esterno, alle 21:15, lungo la statale Palermo-Agrigento, in località San Michele Arcangelo. Le forze dell'ordine avevano ricevuto una soffiata, ma si aspettavano di cogliere di sorpresa una banda di rapinatori, non certo un sicario ricercato per cinque omicidi "''consumati dal settembre del 1958 al luglio del 1962 in concorso con Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e altri ignoti...''". Benché si fosse dichiarato all'arresto come Giovanni Grande, contadino di San Giuseppe Jato, come da carta di identità falsa, Riina fu riconosciuto al commissariato di Corleone dal brigadiere [[Biagio Melita]], nell'ufficio del commissario [[Angelo Mangano]]. Il giorno successivo fu interrogato per sei ore di fila dal commissario e poi fu rinchiuso all'Ucciardone di Palermo.


==== Detenuto all'Ucciardone ====
==== Detenuto all'Ucciardone ====
Il carcere di Palermo scoppiava di uomini d'onore. La repressione dello Stato aveva funzionato e tra i detenuti eccellenti cominciò a circolare anche l'idea di sciogliere Cosa Nostra. A Corleone [[il 14 maggio]] [[1964]] venne arrestato dal commissario Mangano anche Luciano Leggio, nella camera da letto di [[Leoluchina Sorisi]], la ex-fidanzata di Placido Rizzotto, che il giorno del ritrovamento del cadavere del suo compagno aveva giurato di mangiare il cuore degli assassini del suo amato. Lo sbandamento in Cosa Nostra durò poco: il processo per la Strage di Ciaculli, rinominato "Processo dei 114" (in realtà gli imputati erano 113), celebrato a Catanzaro, in Calabria, per legittima suspicione, si risolse con una raffica di assoluzioni e anche le uniche condanne inferte (27 anni per Pietro Torretta; 22 ad Angelo La Barbera; 10 anni per Salvatore Greco e Tommaso Buscetta, condannati in contumacia) non ebbero effetti, in quanto tutti già in libertà per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva.
[[File:Foto segnaletica di Salvatore Riina.jpg|300px|thumb|right|Foto segnaletica di Salvatore Riina]]
Il carcere di Palermo scoppiava di uomini d'onore. La repressione dello Stato aveva funzionato e tra i detenuti eccellenti cominciò a circolare anche l'idea di sciogliere Cosa Nostra. A Corleone [[il 14 maggio]] [[1964]] venne arrestato dal commissario Mangano anche Luciano Leggio, nella camera da letto di [[Leoluchina Sorisi]], la ex-fidanzata di Placido Rizzotto, che aveva giurato di mangiare il cuore degli assassini del suo amato. Lo sbandamento in Cosa Nostra durò poco: il processo per la Strage di Ciaculli, rinominato "Processo dei 114" (in realtà gli imputati erano 113), celebrato a Catanzaro, in Calabria, per legittima suspicione, si risolse con una raffica di assoluzioni e anche le uniche condanne inferte (27 anni per Pietro Torretta; 22 ad Angelo La Barbera; 10 anni per Salvatore Greco e Tommaso Buscetta, condannati in contumacia) non ebbero effetti, in quanto tutti già in libertà per decorrenza dei termini di carcerazione preventiva.


L'Ucciardone si svuotò in tre settimane e nel settimo e nell'ottavo braccio restarono pochi mafiosi, quelli non imputati a Catanzaro, tra cui Totò Riina. Nella sua cella un giorno entrò un picciotto della borgata di Pallavicino, [[Gaspare Mutolo]], che il futuro capo dei capi prese in simpatia. Fu in questo periodo che Totò si conquistò il rispetto degli altri detenuti, distribuendo consigli e diventando il confessore del carcere: durante l'ora d'aria i detenuti si mettevano uno dietro l'altro e in silenzio aspettavano il proprio turno per parlare con lui, che aveva sempre una parola per tutti. Il ''viddano'' di Corleone divenne celebre per il proprio carisma ed era temuto per le sue gesta fuori dal carcere. Sapeva tutto degli affari di Cosa Nostra palermitana, tanto da consigliare al suo compagno di cella di stare accanto a [[Saro Riccobono]], una volta uscito di prigione, perché "''tutti gli altri saliranno presto in cielo''".  
L'Ucciardone si svuotò in tre settimane e nel settimo e nell'ottavo braccio restarono pochi mafiosi, quelli non imputati a Catanzaro, tra cui Totò Riina. Nella sua cella un giorno entrò un picciotto della borgata di Pallavicino, [[Gaspare Mutolo]], che il futuro capo dei capi prese in simpatia. Fu in questo periodo che Totò si conquistò il rispetto degli altri detenuti, distribuendo consigli e diventando il confessore del carcere: durante l'ora d'aria i detenuti si mettevano uno dietro l'altro e in silenzio aspettavano il proprio turno per parlare con lui, che aveva sempre una parola per tutti. Il ''viddano'' di Corleone divenne celebre per il proprio carisma ed era temuto per le sue gesta fuori dal carcere. Sapeva tutto degli affari di Cosa Nostra palermitana, tanto da consigliare al suo compagno di cella di stare accanto a [[Rosario Riccobono|Saro Riccobono]], una volta uscito di prigione, perché "''tutti gli altri saliranno presto in cielo''".  


Fu '''il monopolio dell'informazione''', anche dal carcere, lo strumento con cui Totò Riina costruì in quegli anni la sua leggenda, spianando la strada al suo grandioso futuro di Capo dei Capi.
Fu '''il monopolio dell'informazione''', anche dal carcere, lo strumento con cui Totò Riina costruì in quegli anni la sua leggenda, spianando la strada al suo grandioso futuro di Capo dei Capi.
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==== Il matrimonio con Ninetta Bagarella ====
==== Il matrimonio con Ninetta Bagarella ====
[[File:Ninetta bagarella.jpg|200px|thumb|right|Ninetta Bagarella da giovane]]
Il [[16 aprile]] [[1974]] Totò Riina convolò a nozze con [[Antonina Bagarella]], detta Ninetta, dopo diciannove anni di fidanzamento. Il matrimonio fu celebrato nella diocesi di Monreale da tre sacerdoti, di cui solo di uno in seguito si sarebbe saputo il nome: don Agostino Coppola, parroco di Carini, uomo d'onore dedito ai sequestri di persona e cugino del più noto Frank "Tre dita", socio nel traffico di stupefacenti di Luciano Leggio.
Il [[16 aprile]] [[1974]] Totò Riina convolò a nozze con [[Antonina Bagarella]], detta Ninetta, dopo diciannove anni di fidanzamento. Il matrimonio fu celebrato nella diocesi di Monreale da tre sacerdoti, di cui solo di uno in seguito si sarebbe saputo il nome: don Agostino Coppola, parroco di Carini, uomo d'onore dedito ai sequestri di persona e cugino del più noto Frank "Tre dita", socio nel traffico di stupefacenti di Luciano Leggio.


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==== Ninì Russo: il carabiniere che aveva capito tutto ====
==== Ninì Russo: il carabiniere che aveva capito tutto ====
Benché all'inizio degli anni Settanta Cosa Nostra avesse vietato, con la commissione regionale, i sequestri di persona in Sicilia, questi andarono avanti inspiegabilmente. Il primo ad essere rapito, dopo il divieto, fu Francesco Caruso, figlio di un facoltoso proprietario terriero di Salemi. Poi ci fu quello di Nicola Campisi, avvocato di Sciacca. Il più eclatante, quello dell'esattore Luigi Corleo, rapito nel luglio 1975 e mai più liberato: questi non era un personaggio qualsiasi, bensì il suocero di [[Nino Salvo]], ricchissimo uomo d'affari a capo di un impero economico, uomo d'onore legato ai Bontate e ai Badalamenti. I rapitori chiesero 20 miliardi di lire di riscatto.
Benché all'inizio degli anni Settanta Cosa Nostra avesse vietato, con la commissione regionale, i sequestri di persona in Sicilia, questi andarono avanti inspiegabilmente. Il primo ad essere rapito, dopo il divieto, fu Francesco Caruso, figlio di un facoltoso proprietario terriero di Salemi. Poi ci fu quello di Nicola Campisi, avvocato di Sciacca. Il più eclatante, quello dell'esattore Luigi Corleo, rapito nel luglio 1975 e mai più liberato: questi non era un personaggio qualsiasi, bensì il suocero di [[Antonino Salvo|Nino Salvo]], ricchissimo uomo d'affari a capo di un impero economico, uomo d'onore legato ai Bontate e ai Badalamenti. I rapitori chiesero 20 miliardi di lire di riscatto.


Giovanni Russo, Ninì per gli amici, capì chi c'era dietro i rapimenti: i Corleonesi di Leggio e Riina. Totò aveva organizzato la campagna dei sequestri per procurarsi un po' di soldi, poi era passato agli appalti pubblici. E al tempo stesso sfidava la potente mafia palermitana. Tutt'al più che nella valle del Belice c'erano oltre mille miliardi di finanziamenti da spartire per la ricostruzione del dopo terremoto del 1968, oltre al fiume di denaro pubblico che avrebbe invaso la Sicilia per realizzare la strada a scorrimento veloce Palermo-Sciacca e la diga Garcia.
Giovanni Russo, Ninì per gli amici, capì chi c'era dietro i rapimenti: i Corleonesi di Leggio e Riina. Totò aveva organizzato la campagna dei sequestri per procurarsi un po' di soldi, poi era passato agli appalti pubblici. E al tempo stesso sfidava la potente mafia palermitana. Tutt'al più che nella valle del Belice c'erano oltre mille miliardi di finanziamenti da spartire per la ricostruzione del dopo terremoto del 1968, oltre al fiume di denaro pubblico che avrebbe invaso la Sicilia per realizzare la strada a scorrimento veloce Palermo-Sciacca e la diga Garcia.
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=== Capo dei Capi, Buscetta e il Maxiprocesso ===
=== Capo dei Capi, Buscetta e il Maxiprocesso ===
[[File:Tommaso Buscetta.jpg|350px|thumb|left|Tommaso Buscetta nell'aula bunker del Maxiprocesso]]
Totò Riina era finalmente il leader indiscusso di Cosa Nostra. Il Capo dei Capi. Aveva riorganizzato le famiglie delle province, si era impadronito del business del narcotraffico dal quale era stato tagliato fuori anni prima dalle famiglie di Palermo, aveva eliminato i suoi avversari più pericolosi fuori e dentro Cosa Nostra. Non aveva calcolato [[Tommaso Buscetta]], il boss dei due mondi, contro il quale ''u Curtu'' aveva scatenato una vera e propria caccia all'uomo, benché fosse un esponente della famiglia di Pippo Calò, un vincente quindi: pagò l'amicizia con Bontate e Inzerillo, benché si fosse mantenuto neutrale nella seconda guerra di mafia, ad un prezzo altissimo, con familiari e figli ammazzati. Decise così di collaborare con la giustizia, il [[16 luglio]] [[1984]]. O meglio, decise di collaborare con Giovanni Falcone. E da lì fu un effetto domino e il [[Pentitismo|pentitismo]] divenne la principale arma della magistratura contro Cosa Nostra e i Corleonesi, permettendo di imbastire il [[Maxiprocesso di Palermo]].
Totò Riina era finalmente il leader indiscusso di Cosa Nostra. Il Capo dei Capi. Aveva riorganizzato le famiglie delle province, si era impadronito del business del narcotraffico dal quale era stato tagliato fuori anni prima dalle famiglie di Palermo, aveva eliminato i suoi avversari più pericolosi fuori e dentro Cosa Nostra. Non aveva calcolato [[Tommaso Buscetta]], il boss dei due mondi, contro il quale ''u Curtu'' aveva scatenato una vera e propria caccia all'uomo, benché fosse un esponente della famiglia di Pippo Calò, un vincente quindi: pagò l'amicizia con Bontate e Inzerillo, benché si fosse mantenuto neutrale nella seconda guerra di mafia, ad un prezzo altissimo, con familiari e figli ammazzati. Decise così di collaborare con la giustizia, il [[16 luglio]] [[1984]]. O meglio, decise di collaborare con Giovanni Falcone. E da lì fu un effetto domino e il [[Pentitismo|pentitismo]] divenne la principale arma della magistratura contro Cosa Nostra e i Corleonesi, permettendo di imbastire il [[Maxiprocesso di Palermo]].


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=== Il Papello e la trattativa ===
=== Il Papello e la trattativa ===
Tra giugno e ottobre del 1992 fu avviata una trattativa tra uomini dello Stato e Cosa Nostra, per porre fine all'escalation di sangue e violenza che aveva dilaniato Palermo. Sulla questione è in corso un processo e la faccenda è tutt'ora oscura. L'esistenza della trattativa è stata [[12 marzo]] [[2012] comunque confermata nelle motivazioni della sentenza del processo a [[Francesco Tagliavia]] per la [[Strage di Via dei Georgofili]] a Firenze: i giudici della Corte d'Assise di Firenze hanno stabilito che la trattativa "''ci fu e venne quantomeno inizialmente impostata su un do ut des [...] L'iniziativa fu assunta da rappresentanti dello Stato e non dagli uomini di mafia''".<ref>[http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2012/03/12/visualizza_new.html_131045328.html Confermata la Trattativa, ANSA]</ref>
Tra giugno e ottobre del 1992 fu avviata una trattativa tra uomini dello Stato e Cosa Nostra, per porre fine all'escalation di sangue e violenza che aveva dilaniato Palermo. Sulla questione è in corso un processo e la faccenda è tutt'ora oscura. L'esistenza della trattativa è stata [[12 marzo]] [[2012] comunque confermata nelle motivazioni della sentenza del processo a [[Francesco Tagliavia]] per la [[Strage di Via dei Georgofili]] a Firenze: i giudici della Corte d'Assise di Firenze hanno stabilito che la trattativa "''ci fu e venne quantomeno inizialmente impostata su un do ut des [...] L'iniziativa fu assunta da rappresentanti dello Stato e non dagli uomini di mafia''".<ref>[http://www.wikimafia.it/Archivio/Mafia/Processi/Tagliavia_sentenza.pdf Sentenza II Corte d'Assise di Firenze contro Francesco Tagliavia, 12 marzo 2012]</ref>


Secondo varie ricostruzioni, Totò Riina rispose alla richiesta degli uomini dello Stato con il famoso "Papello", una lista di richieste da soddisfare in cambio della fine delle stragi<ref>[http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2009/10/16/pop_lettera.shtml Ecco il Papello, Corriere della Sera, 15 ottobre 2009]</ref>:  
Secondo varie ricostruzioni, Totò Riina rispose alla richiesta degli uomini dello Stato con il famoso "Papello", una lista di richieste da soddisfare in cambio della fine delle stragi<ref>[http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2009/10/16/pop_lettera.shtml Ecco il Papello, Corriere della Sera, 15 ottobre 2009]</ref>:  
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=== L'arresto ===
=== L'arresto ===
[[File:Villa bernini riina.jpg|200px|thumb|left|La villa in via Bernini]]
Il [[15 gennaio]] [[1993]] Totò Riina fu arrestato<ref>[http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c7dbacc5-5d29-42f3-8928-8230245d9c91-tg3.html Edizione straordinaria del TG3 per la cattura di Totò Riina]</ref> al primo incrocio davanti alla sua villa in via Bernini 54 a Palermo, insieme al suo autista [[Salvatore Biondino]], grazie alle dichiarazioni rese dal pentito [[Baldassarre Di Maggio]] al generale dei carabinieri [[Francesco Delfino]]. L'arresto fu eseguito dal [[Crimor]], la squadra speciale dei ROS guidata dal [[Capitano Ultimo]]. Con l'arresto del Capo dei Capi, Cosa Nostra si divise in due, tra quelli che erano contrari a nuove stragi, guidati da Bernardo Provenzano, e quelli che invece erano favorevoli alla prosecuzione della strategia stragista, guidati da Leoluca Bagarella. Alla fine, la spuntò quest'ultimo e gli attentati continuarono.
Il [[15 gennaio]] [[1993]] Totò Riina fu arrestato<ref>[http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-c7dbacc5-5d29-42f3-8928-8230245d9c91-tg3.html Edizione straordinaria del TG3 per la cattura di Totò Riina]</ref> al primo incrocio davanti alla sua villa in via Bernini 54 a Palermo, insieme al suo autista [[Salvatore Biondino]], grazie alle dichiarazioni rese dal pentito [[Baldassarre Di Maggio]] al generale dei carabinieri [[Francesco Delfino]]. L'arresto fu eseguito dal [[Crimor]], la squadra speciale dei ROS guidata dal [[Capitano Ultimo]]. Con l'arresto del Capo dei Capi, Cosa Nostra si divise in due, tra quelli che erano contrari a nuove stragi, guidati da Bernardo Provenzano, e quelli che invece erano favorevoli alla prosecuzione della strategia stragista, guidati da Leoluca Bagarella. Alla fine, la spuntò quest'ultimo e gli attentati continuarono.


Il primo fu escogitato il [[14 maggio]] [[1993]] ai danni di Maurizio Costanzo: un'autobomba imbottita di 90 Kg di tritolo esplose in via Ruggero Fauro a Roma, ma senza causare vittime. Il [[27 maggio]] ci fu la Strage di Via dei Georgofili a Firenze e il [[27 luglio]] quella di Via Palestro a Milano. Due autobombe esplosero invece nella notte tra il 27 e il 28 luglio fuori le basiliche di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma. Il [[15 settembre]], infine, fu ucciso Don [[Pino Puglisi]], parroco impegnato nel contrasto ai clan nel quartiere Brancaccio di Palermo. Venne sequestrato anche il piccolo [[Giuseppe Di Matteo]], figlio del pentito [[Santino Di Matteo|Santino]], allo scopo di indurlo a ritrattare le proprie dichiarazioni. Il [[31 ottobre]], infine, vi fu un fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma.
Il primo fu escogitato il [[14 maggio]] [[1993]] ai danni di Maurizio Costanzo: un'autobomba imbottita di 90 Kg di tritolo esplose in via Ruggero Fauro a Roma, ma senza causare vittime. Il [[27 maggio]] ci fu la Strage di Via dei Georgofili a Firenze e il [[27 luglio]] quella di Via Palestro a Milano. Due autobombe esplosero invece nella notte tra il 27 e il 28 luglio fuori le basiliche di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro a Roma. Il [[15 settembre]], infine, fu ucciso Don [[Pino Puglisi]], parroco impegnato nel contrasto ai clan nel quartiere Brancaccio di Palermo. Venne sequestrato anche il piccolo [[Giuseppe Di Matteo]], figlio del pentito [[Santino Di Matteo|Santino]], allo scopo di indurlo a ritrattare le proprie dichiarazioni. Il [[31 ottobre]], infine, vi fu un fallito attentato allo stadio Olimpico di Roma.


=== Le condanne ===
=== Le condanne ===
[[File:Arresto riina.jpg|300px|thumb|right|Totò Riina il giorno del suo arresto]]
*1992: Condanna all'ergastolo per l'omicidio del capitano Emanuele Basile<ref>"[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/11/15/uccise-il-capitano-basile-per-riina.html Uccise Il Capitano Basile". Per Riina è Il Carcere a vita, La Repubblica]</ref>.
*1992: Condanna all'ergastolo per l'omicidio del capitano Emanuele Basile<ref>"[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1992/11/15/uccise-il-capitano-basile-per-riina.html Uccise Il Capitano Basile". Per Riina è Il Carcere a vita, La Repubblica]</ref>.
*1993: Condanna all'ergastolo per l'omicidio del boss Vincenzo Puccio<ref>[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/10/09/terza-condanna-all-ergastolo-per-toto-riina.html Terza condanna all'ergastolo per Riina]</ref>.
*1993: Condanna all'ergastolo per l'omicidio del boss Vincenzo Puccio<ref>[http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/10/09/terza-condanna-all-ergastolo-per-toto-riina.html Terza condanna all'ergastolo per Riina]</ref>.
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*2012: Condanna all'ergastolo per l'omicidio di [[Alfio Trovato]].
*2012: Condanna all'ergastolo per l'omicidio di [[Alfio Trovato]].


== Su Totò Riina ==
== Per saperne di più ==
=== Libri ===
*Bolzoni A. - D'Avanzo Giuseppe, [[Il capo dei capi|Il Capo dei Capi]], BUR, 2007
=== Televisione ===
=== Televisione ===
*Il capo dei capi, fiction televisiva, 2007, Canale5
*Il capo dei capi, fiction televisiva, 2007, Canale5
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== Note ==
== Note ==
<references></references>
<references></references>
== Bibliografia ==
Bolzoni A. - D'Avanzo Giuseppe, [[Il capo dei capi|Il Capo dei Capi]], BUR, 2007