Peppino Impastato fuorilegge per la seconda volta da morto. Dopo il fango scaraventatogli addosso subito dopo la morte con i vari depistaggi che volevano far passare un omicidio di mafia per un attentato terroristico finito male, ora sotto accusa è la conseguenza logica di una sua frase, che diede anche il titolo ad un suo celebre articolo pubblicato sul foglio ciclostilato “L’idea socialista” nel 1966: la mafia è una montagna di merda.

Se siamo tutti d’accordo che la mafia è una montagna di merda, i mafiosi, essendo parte di quell’organizzazione, ne sono un pezzo, giusto? Secondo la Cassazione, che ha annullato la sentenza di assoluzione in appello per il giornalista Rino Giacalone, non è così: a dispetto di quanto deciso dai giudici di appello, per i quali dare del “pezzo di merda” ad un mafioso come aveva fatto il giornalista non costituisce reato, per i giudici della Suprema Corte “anche un boss di mafia come Mariano Agate, capo mandamento di Mazara condannato all’ergastolo per la strage di Capaci, morto il tre aprile 2013 a 73 anni, ha diritto alla ‘dignità’ in quanto il ‘nostro ordinamento riconosce a qualunque essere umano, anche a chi è appartenuto a una associazione malavitosa sanguinaria e nefasta (o addirittura la capeggia)’ e non può essere paragonato ad un escremento”.

Dignità“. Una parola sempre troppo spesso sventolata a favore dei mafiosi contro chi li combatte e contro la memoria di chi li ha combattuti e il relativo dolore dei familiari. Come nel caso della possibile scarcerazione di Totò Riina, lo scorso giugno, per la quale Facebook fece scattare nei nostri confronti una censura automatica (poi ritirata). Di fronte all’obiezione dei legali di Giacalone che riprendevano proprio l’articolo di Peppino, la Cassazione, ordinando un nuovo processo d’appello, scrive che la “celebre frase” – “la mafia è una montagna di m….” – sottolineava “la devastante capacità” dei clan di “intaccare le strutture portanti della società civile” e non può essere d’aiuto perché non prendeva di mira il singolo.

Facciamo fatica a capire: proprio perché Peppino Impastato si riferiva all’intera organizzazione, l’accusa di essere dei “pezzi di merda” è estesa a tutti quelli riconosciuti di appartenere alla stessa. Quindi Impastato e tutti quelli che hanno usato e continuano a usare quella frase sarebbero colpevoli di “diffamazione” nei confronti di ogni singolo appartenente a Cosa Nostra.

NOI per primi, perché per il 2018, in occasione dei 40 anni della morte di Peppino, abbiamo deciso di intitolare la tessera di WikiMafia alla sua memoria. Quindi le nostre tessere sono illegali, perché di fatto chiunque le esibisca in pubblico è passabile di querela per diffamazione da qualunque affiliato all’organizzazione condannato al 416bis.

Bene, allora denunciateci TUTTI. Noi non solo continueremo a stampare le nostre tessere ma le manderemo a tutti quelli che ne faranno richiesta. Perché la lesione della dignità di una persona sta nelle azioni da lei compiute, non nelle parole usate per descrivere quelle azioni. La dignità dei mafiosi mai pentiti è stata consumata da loro stessi con i propri delitti per i quali sono stati condannati. Perché per usare le parole di un’altra vittima innocente, Mauro Rostagno, “la mafia è la negazione di una parola un po’ borghese, la dignità dell’uomo“.

Mercoledì 21 marzo 2018, in occasione della giornata in ricordo delle vittime innocenti delle mafie, avevamo programmato di festeggiare insieme a Nino Di Matteo a Milano il traguardo dei 5 anni dalla pubblicazione del primo nucleo di voci di WikiMafia, con una discussione sul valore della conoscenza e dell’impegno di TUTTI nella lotta alle mafie.

Visto quanto è successo, quello stesso giorno vi aspettiamo per ribadire TUTTI INSIEME che se è davvero illegale affermare che “la mafia è una montagna di merda”, noi lo urleremo tutto l’anno, con la nostra tessera in mano.

I ragazzi e le ragazze di WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie

P.S. Se volete ricevere la tessera 2018 dedicata alla memoria di Peppino, trovate come ottenerla sulla nostra pagina dedicata alle donazioni