Ora attaccano anche noi di WikiMafia

COMUNICATO. “ORA ATTACCANO ANCHE NOI DI WIKIMAFIA. MA NON CI FACCIAMO INTIMIDIRE DA NESSUNO”

Noi ragazze e ragazzi di WikiMafia – Libera Enciclopedia sulle Mafie abbiamo appreso con sgomento degli attacchi gratuiti e infondati alla nostra realtà, tra i quali spiccano un commento del consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Milano Francesco Rocca, che ci ha definito “un delirio di repressi” e l’accusa della deputata di Forza Italia Rita dalla Chiesa di non occuparci veramente di mafia.

WikiMafia dal 2012 porta avanti la propria missione fondativa, la diffusione di conoscenza e consapevolezza sul fenomeno mafioso, in maniera rigorosa e attenendosi ai fatti, contribuendo alla crescita civile del Paese grazie anche all’uso estensivo dei social media, che da anni ci ha reso tra le prime realtà divulgative antimafia.

Il successo del nostro lavoro, che ci ha portato complessivamente a raggiungere addirittura ben 16 milioni di visualizzazioni mensili sul solo profilo Instagram, deriva anzitutto da una verifica meticolosa delle fonti mutuata dall’ambito universitario, dove la maggior parte di noi ha appreso dal Prof. Nando dalla Chiesa la capacità di coniugare il rigore scientifico accademico all’antimafia sociale fatta di iniziative concrete e non di facciata. 

D’altronde, la bontà del nostro lavoro è stata riconosciuta anche in Tribunale, dove in più di un processo di mafia, l’ultimo il processo Hydra, siamo stati ammessi parte civile proprio in virtù dei quasi 200 eventi organizzati in quasi 14 anni di lavoro, cui si aggiungono 31 campagne, decine di percorsi di educazione alla legalità, tornei sportivi e la quotidiana attività di informazione sui social. Il tutto portato avanti come volontari, nel nostro tempo libero, e senza percepire alcuno stipendio, a differenza di chi ha scatenato questa indegna macchina del fango contro di noi.

Abbiamo sempre ricevuto attacchi da chi non gradiva il nostro lavoro, ma questi si sono intensificati circa un mese dopo l’esito del referendum, nel quale ci siamo attivamente schierati per il NO, e sono partiti dalla pagina “Siete dei Poveri Comunisti”, che un’inchiesta di Report ha svelato essere gestita dal responsabile della comunicazione di Fratelli d’Italia, Alberto Di Benedetto. L’accusa infamante e falsa è di essere una succursale dei partiti di centrosinistra, per i quali useremmo l’antimafia per fare propaganda partitica.

Tuttavia, la nostra equidistanza dai partiti politici è ben testimoniata anche dai nostri approfondimenti sui programmi elettorali, che negli ultimi 4 anni non hanno risparmiato nessuno e ci hanno attirato anche antipatie in una parte del centrosinistra: basti pensare che in occasione delle elezioni regionali in Puglia dello scorso anno avevamo giudicato migliore sul fronte antimafia il programma del candidato di centrodestra, biasimando l’attuale Presidente De Caro per non aver dedicato nemmeno una riga di programma al tema. Per non parlare poi delle critiche alla Giunta Sala a Milano sul fronte dell’urbanistica, dove abbiamo parlato apertamente, e ben prima delle inchieste giudiziarie, di “questione morale”.

Considerata la quantità di insulti gratuiti e palesi falsità scritte sul nostro conto, tra le quali anche l’accusa di essere dei mafiosi dell’antimafia, abbiamo dato mandato al nostro legale, Avv. Marco Griguolo, di procedere in sede penale e civile nei confronti degli autori dei commenti più infamanti per tutelare l’onorabilità della nostra realtà.

Per quanto riguarda invece la chiara regia di partito dietro l’attivazione di questa macchina del fango, vogliamo rassicurare Lor Signori che così come non ci facciamo intimidire nelle aule di Tribunale da mafiosi di alto rango, che per altro sono debitori nei nostri confronti in via provvisoria di oltre 100mila euro (che non vedremo mai perché si dichiarano nullatenenti), allo stesso modo non smetteremo di fare quello che facciamo e come lo facciamo per un paio di post sui social.

Anzi, continueremo a denunciare tutto quello che non va, a partire dalle iniziative governative dannose per la lotta alla mafia e alla corruzione, proprio in virtù di quello che diceva Paolo Borsellino, per il quale la lotta alla mafia doveva essere anzitutto “un movimento culturale e morale, che coinvolgesse tutti, specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e, quindi, della complicità”.

Milano, 9 settembre 2026

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