Parlate di mafia Regionali 2025. In vista delle elezioni regionali di domenica 23 e lunedì 24 novembre 2025, abbiamo deciso di lanciare una nuova edizione della nostra call to action “Parlate di mafia“, rivolta questa volta ai candidati in Campania e Puglia.
“Parlate di mafia” fu l’appello del giudice Paolo Borsellino quando a Palermo e in Sicilia la mafia non esisteva ma ammazzava centinaia di uomini e donne, nell’indifferenza generale. Oggi non abbiamo più i morti per strada ma questo non significa che il potere mafioso sia meno pericoloso: continua ad essere la principale minaccia alla democrazia e alla libertà del nostro Paese.
La ragione di questa nostra campagna di sensibilizzazione risiede nel fatto che il tema tiene raramente banco nel dibattito politico e sui media tradizionali, se non agli anniversari delle Stragi. E anche quando compare in qualche programma, non è mai al primo posto nell’agenda politica. Soprattutto quasi mai seguono i fatti.
Campania e Puglia sono due regioni storicamente attraversate dal fenomeno mafioso: la prima è stata la culla della più antica organizzazione mafiosa italiana, la camorra, mentre la seconda ha visto lo sviluppo di un fenomeno mafioso autoctono su impulso sia dei clan napoletani sia delle ‘ndrine calabresi.
Ecco perché chiediamo a tutti i candidati e alle candidate alla carica di Presidente della giunta regionale e di Consigliere/a regionale di aderire a “Parlate di mafia in Campania e Puglia“, assumendosi pubblicamente i seguenti impegni per i prossimi cinque anni e mettendo al centro della propria campagna elettorale il tema della lotta alla mafia.
Parlate di mafia Regionali 2025, cosa chiediamo a chi si candida
Tutti i candidati/e alle varie cariche si impegnano a:
Pubblicare già durante la campagna elettorale la lista di chi li finanzia con cifre pari o superiori ai 500 euro
Chiediamo a ciascun candidato e a ciascuna candidata alle elezioni di pubblicare già durante la campagna elettorale l’elenco dei contributi pari o superiori ai 500 euro ricevuti da privati, enti del terzo settore e imprese.
Questo elenco può essere pubblicato nella sezione “Trasparenza” del proprio sito web elettorale o, in assenza di un sito web, su un documento condiviso, accessibile in sola lettura da tutti. In caso di assenza di contributi superiori ai 500 euro, è sufficiente una dichiarazione pubblica che la campagna elettorale è finanziata con spese proprie o da piccole donazioni all’interno del post di adesione della campagna.
Non ci interessa infatti la rendicontazione della campagna elettorale, che è prevista dalla legge dopo le elezioni, ma conoscere prima chi finanzia la campagna elettorale dei candidati.
La conoscenza di questo dato è essenziale per la vita democratica cittadina: consente a tutti di capire da chi è sostenuto un candidato o una candidata e se vi è coerenza tra le sue proposte e quelle dei suoi sostenitori, soprattutto nel caso in cui si trattasse di soggetti privati con interessi economici sul territorio. Inoltre, si rivela strumento decisivo per il futuro Presidente nella scelta degli Assessori, scongiurando eventuali conflitti di interesse.
Promuovere conoscenza e consapevolezza sul fenomeno mafioso in città
Per combattere un fenomeno, bisogna conoscerlo. E poiché la lotta alla mafia è un impegno di TUTTI, come ricordavano Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, bisogna coinvolgere la maggioranza dei cittadini e delle cittadine nella lotta ai vari fenomeni criminali connessi al fenomeno mafioso (corruzione, riciclaggio, racket e usura etc.).
Per fare questo è essenziale che si instauri una collaborazione virtuosa tra le istituzioni cittadine, gli operatori economici e gli enti del terzo settore.
I candidati e le candidate, in caso di elezione, si impegnano sia a promuovere sia a partecipare ad attività e iniziative di informazione e/o formazione sul fenomeno mafioso, collaborando attivamente con tutti gli attori economici e sociali attivi sul territorio genovese.
Il candidato/a Presidente si impegna anche a:
Trasparenza sui capitali investiti nelle opere regionali e divieto per la Regione di rapporti economici con società offshore
Il candidato/a si impegna a lavorare per l’introduzione dell’obbligo di dichiarazione del titolare effettivo in bandi, gare, convenzioni pubbliche e quant’altro presupponga impegni economici da parte dell’ente regionale.
Se vedeste un Presidente di Regione firmare un contratto con un tizio incappucciato, di cui non si vede il volto, non avreste nulla da dire? Oggi non c’è alcun divieto per un’azienda che non comunica il proprio titolare effettivo di stringere rapporti economici con le Istituzioni. Ecco perché abbiamo chiesto già a chi si candidava in Parlamento di lavorare per una revisione profonda dell’art. 80 del Codice degli Appalti.
Nonché di attuare senza indugio il registro dei titolari effettivi: il rischio è infatti che “incappucciati” di cui non sappiamo nulla aggrediscano le risorse del PNRR senza che lo Stato e le Regioni possano far nulla. Il Lazio e la Lombardia possono avere un ruolo fondamentale per far sì che finalmente il Governo nazionale agisca su questo fronte, anzitutto prevedendo nella normativa regionale un obbligo specifico, che valga anche per tutti i Comuni.
Il candidato/a si impegna a lavorare per l’introduzione del divieto per l’ente regionale di contrarre rapporti di natura economica con società aventi residenza fiscale nei c.d. paesi offshore e/o con i titolari effettivi aventi residenza fiscale nei medesimi paesi e/o siano controllate da società schermo o da reticoli societari opachi, sollecitando il governo nazionale, anche depositando un disegno di legge, ad adottare queste misure e a renderle operative, anche al fine di garantire il corretto utilizzo dei fondi europei.
Costituire la Regione parte civile nei processi di mafia
Il candidato o la candidata Presidente si impegna, in caso di elezione, a costituire parte civile la propria Regione in tutti i processi di mafia, criminalità organizzata, racket e usura che riguardino il territorio metropolitano, informando i cittadini sul contenuto e sull’evoluzione dei processi, eventualmente stabilendo partnership con le associazioni che si occupano sul tema per garantire un’adeguata presenza della società civile in aula.
Nella stragrande maggioranza dei processi di mafia le vittime individuate dalla procura non si costituiscono parte civile. La ragione, a nostro avviso, è che sia anche perché hanno paura a trovarsi da sole in tribunale. La presenza delle istituzioni, anche se simbolica, vale molto. Chiediamo pertanto ai candidati l’impegno a costituire parte civile l’ente regionale in tutti i processi di mafia, criminalità organizzata, racket e usura che riguardino il territorio regionale, informando i cittadini sul contenuto e sull’evoluzione degli stessi, eventualmente stabilendo partnership con le associazioni del territorio per garantire un’adeguata presenza della società civile in aula.
Valorizzare i beni confiscati in città
Il candidato si impegna a far sì che la Regione valorizzi e incentivi il riuso sociale dei beni confiscati alle mafie, sia aumentando i fondi per la loro iniziale ristrutturazione e messa in sicurezza, sia favorendo la loro gestione da parte di realtà di giovani under-35, provvedendo ad una loro adeguata formazione, nonché provvedere a una loro mappatura georeferenziata disponibile pubblicamente sul sito della Regione.
I beni confiscati sono un patrimonio economico e sociale che può e deve essere uno strumento di “bonifica” culturale e di rilancio dell’occupazione nei territori più difficili delle nostre città. Gli enti regionali possono svolgere sempre di più un ruolo fondamentale per rimuovere tutti quegli ostacoli, anzitutto di natura economica, che rendono oggi impossibile impegnarsi su questo fronte, soprattutto per realtà associative composte da giovani under-35.
I mafiosi, infatti, spesso devastano i beni e servono centinaia di migliaia di euro, se non milioni, per rimetterli in piedi. Le regioni, insieme allo Stato, dovrebbero rimuovere tutti gli ostacoli alla rinascita dei beni, anzitutto lavorando con l’Agenzia Nazionale per istituire un servizio di mentoring che aiuti le realtà con progetti credibili e concreti a spiccare il volo. Non solo: per creare una rete di solidarietà intorno ai progetti sorti sui beni confiscati, è necessario anche che i cittadini abbiano coscienza di quanti sono sul proprio territorio. Ecco perché si rende necessaria una mappatura georeferenziata a livello regionale.
Come si aderisce
Prima di compilare il modulo di adesione, i candidati o le candidate devono aver prima creato la sezione trasparenza sul proprio sito web elettorale o un documento condiviso accessibile a tutti in sola lettura, dove sono elencati i sostenitori con cifre pari o superiori ai 500 euro (attenzione: non parliamo della rendicontazione elettorale, ma semplicemente della lista dei sostenitori).
In assenza di finanziatori con cifre pari o superiori ai 500 euro, è possibile inserire nel modulo il link del post in cui si comunica l’adesione alla campagna, purché in fondo al post si dichiari di non aver ricevuto e non si prevede di ricevere singoli contributi di tali importi.
A quel punto, il candidato o la candidata può comunicare l’adesione a “Parlate di mafia” o sul proprio sito web elettorale o sul proprio profilo social principale, eventualmente utilizzando se crede il toolkit grafico che mettiamo a disposizione. Nel post va indicato anche il link alla lista dei finanziatori o al documento condiviso (o la dichiarazione di assenza di finanziatori con cifre pari o superiori a 500 euro).
Fatte queste due operazioni, è possibile compilare il modulo, cliccando qui sotto:
Parlate di Mafia Regionali 2025 – Chi ha aderito
Qui di seguito saranno elencati i candidati e le candidate che hanno aderito. L’elenco sarà aggiornato ogni venerdì.
Adesioni (dati aggiornati a chiusura campagna):
PUGLIA
Chiara Marinelli (candidata AVS in Puglia, circoscrizione di Brindisi). Ha dichiarato sul suo sito di non aver ricevuto contributi da persone fisiche o giuridiche pari o superiori ai 500 euro per la sua campagna elettorale.
CAMPANIA
Andrea Laerte Davide (candidato AVS in Campania, circoscrizione di Napoli). Ha dichiarato nel reel di Instagram di non aver ricevuto contributi da persone fisiche o giuridiche pari o superiori ai 500 euro per la sua campagna elettorale.
Davide D’Errico (candidato Lista Roberto Fico Presidente, circoscrizione di Napoli). Ha dichiarato sul suo sito di aver ricevuto contributi da persone fisiche o giuridiche pari o superiori ai 500 euro per la sua campagna elettorale.



